Mammon deriva dalla Bibbia, in italiano tradotto Mammona, e indica il guadagno, la ricchezza materiale in senso negativo, il demone dell’avidità, del lusso e del piacere. La serie tipica nordica, ambientata ad Oslo, trasmette cupezza e cattiveria già dalla colonna sonora, e poi c’è lui,  Jon Øigarden, attore eclettico, che noi semplicemente adoriamo.

Da spostato mentale in “Dag” che si converte all’Islam (per poi voler convincere i musulmani che il caffè nero si può bere durante il Ramadan), a truffaldino venditore di calze post-guerra dal passato misterioso in “The half brother”, in Mammon è Peter Verås, giornalista di saldi principi morali, per cui una storia va raccontata anche se manda a puttane la vita di un parente, in questo caso il fratello, e che pur di scavare nella verità degli scandali finanziari e politici in cui si trova coinvolto, affronta qualsiasi pericolo. A fargli compagnia, Mathiesen, il caporedattore, che gli vuole un bene dell’anima, e che, nonostante le pressioni dall’alto e i tentativi iniziali di dissuaderlo, lo asseconderà nelle sue indagini, e le amanti di turno, che chissà come mai, quando iniziano una storia con lui, passano dei momenti terrificanti.

Tema biblico della prima stagione sarà il sacrificio di Abramo (nella seconda impareremo qualcosa in più sulla mitologia norrena). Cosa si nasconde dietro le minacce contro i figli di alcuni pezzi grossi di finanza e imprenditoria? Il ritmo è incalzante, la trama complessa si arricchisce di nuovi particolari, di nuovi personaggi, niente è lasciato al caso, niente è gratuito, ogni dettaglio tornerà al punto di partenza e chiuderà il cerchio. Caratteristica peculiare delle serie nordiche è proprio quella di dare un finale ad ogni stagione, decidendo poi, in base al successo, se proseguire o meno. Nel caso di Mammon, la seconda stagione è stata girata l’anno dopo, e vi assicuriamo che non ha nulla da invidiare alla prima, tutt’altro, ci ha tenuti incollati e con i fazzoletti alla mano fino all’ultimo secondo. Adesso il famoso “mammone” di cui ci parlavano le nonne per farci stare buoni ci fa ancora più paura!

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