The Half Brother, la forza dei legami

La serie norvegese del 2013, ispirata al romanzo omonimo di Lars Saabye Christensen, narra la storia di un uomo nato ad Oslo dopo la Seconda Guerra Mondiale, che vive un rapporto d’amore e odio col fratellastro Fred. Fred è un disadattato che soffre la sua condizione di figlio non riconosciuto, perché la madre, Vera, fu stuprata il giorno della Liberazione, e non vide mai il volto di chi la mise incinta. Per fortuna, la donna poi conosce Arnold (Jon Øigarden di Mammon), un norvegese che pare abbia vissuto diversi anni in America e di cui non si sa nulla, eccetto che vende delle splendide calze di nylon, e tutte le donne della città lo amano per questo. Anche Vera si innamora di lui, perché oltre ad essere gentile, riempie di regali la famiglia e accetta Fred come fosse suo figlio. Dalla loro unione nasce il protagonista, Barnum (il nostro amato Nicolai Cleve Broch di Frikjent), di cui Fred sarà molto geloso. Eppure non riesce ad odiarlo, anzi, lo protegge e vorrebbe insegnargli a diventare un vero duro.

Gli unici momenti belli della vita di Fred sono quelli che passa sotto il tavolo della cucina col fratello ad ascoltare la lettera che il bisnonno spedì alla bisnonna dalla Groenlandia, durante una spedizione al polo, in cui racconta la caccia di un bue muschiato. Una lettera che i bambini imparano a memoria ma che non si stancano mai di ascoltare. Per il resto, Fred è infelice, non sorride mai, frequenta brutte compagnie, delude tutti.

Si chiude così in un ostinato silenzio, silenzio che è parte costante della famiglia, caratterizzò il lavoro della bisnonna, famosa attrice di cinema muto, tolse la parola a Vera dopo lo stupro e fino alla nascita di Fred in un’auto, aiuta a nascondere segreti che Barnum adulto non può raccontare tanto facilmente. “Vuoi che uccida tuo padre per te?” è la frase che gli dirà un giorno Fred, poco prima di sparire per sempre. E’ così che si apre questa storia, ed è questo che cercheremo insieme a Barnum di scoprire: dov’è finito Fred? Cosa ha fatto di così terribile da voler nascondersi alla sua famiglia? E’ vero, come crede la madre, che è morto? La storia ci commuove, ci incuriosisce, ci tiene incollati per tutte le otto puntate allo schermo. Ci verrebbe da dire… peccato, un vero peccato non vederla in Italia, o anche leggerla… incrociamo le dita?

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