Hortense, ambiguità e solitudine

Audrey Fleurot veste i panni di Hortense, la moglie del sindaco (Robin Renucci) in “Un village francais”, il drama storico francese giunto, attualmente, alla settima stagione. L’attrice parla del suo personaggio:
“Hortense è una donna simbolo della piccola borghesia dell’epoca. Vive all’ombra di suo marito, è un po’ infantile. All’inizio della serie, è una donna di casa senza figli, con un marito più vecchio di lei. La vita di coppia è noiosa, e lei si sente vuota. Ha un marito che è sempre dedito al prossimo, e si sente trascurata. E’ anche una donna che non sopporta l’ipocrisia, tra cui quella verso i tedeschi. C’è qualcosa di moderno in lei, anche se a suo tempo deve frenarsi: ha voglia di vivere sensazioni forti.

SEGUE SPOILER:

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All’inizio della terza stagione tende a provocare il marito, che non sopporta da quando ha fatto allontanare Jean, il poliziotto interpretato da Nicolas Gob. Non è un caso se sceglie l’uomo più pericoloso e più potente di Villeneuve, l’esatto opposto di suo marito, tra l’altro. Lei è affascinata dal modo in cui lui affronta la vita, incarna una certa idea di virilità, è questo che la attira. Ma cadrà nella sua stessa trappola… quando si lancia nella relazione con Müller (capo dei servizi segreti delle SS), non si rende conto che è un po’ troppo. C’è una dimensione adolescenziale in lei, vive sempre il momento, non si rende conto delle conseguenze delle sue azioni. Hortense è molto ambigua, ma non è calcolatrice. Quando è col suo amante, dimentica suo figlio. Ma quando è col bambino, è molto dolce, si comporta con lui come vorrebbe ci si comportasse con lei. La sua ambivalenza è poco chiara anche per me!

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Mi premeva non fare di Hortense il personaggio della ninfomane, secondo me poco interessante. Il suo è un caso che va oltre la prospettiva psicanalitica. E’ una donna di forti passioni, è spontanea. Ha il coraggio di fare le valigie e andarsene, e ciò che colpisce è che riesce sempre a tornare, se vuole. Ama profondamente suo marito, ma non sopporta la sua vita con lui. Vorrebbe scuoterlo, vorrebbe che reagisse, perché Daniel è un personaggio che evita sistematicamente il conflitto. Entrambi rispecchiano proprio la nevrosi di coppia.

A livello politico, Hortense non ha mai avuto una sua convinzione. Non è abituata a pensare da sola, lei pensa come suo marito. Non vuol dire che sia stupida, ma inizierà da questa stagione un cammino personale, senza avere un punto di vista sulla politica o sulla nazione. Noi attori ci siamo tutti documentati sull’occupazione. Ho visto dei documentari di quel periodo affascinante. Ci sono tante immagini, ma ho avuto anche due nonne, le mie migliori fonti di ispirazione. I rapporti uomini/donne dell’epoca erano molto diversi da quelli che viviamo oggi, i ruoli erano ben definiti. Essere sterile, a quell’epoca, come Hortense, era molto complicato, perché le donne avevano come primo compito quello di allevare i figli. Hortense non sa quale sia il suo ruolo, è alla ricerca del suo posto. E’ molto egocentrica, in un’epoca in cui le donne erano tutte dedite a mariti e prole. In un certo senso, Hortense è progressista.

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Mi sono molto affezionata a questa serie, col tempo. Durante tutte le stagioni, si ha tempo di tirare le somme, di difendere i personaggi che non sono mai bianchi o neri, di comprendere differenti punti di vista. Ad esempio quelli che erano restii a lottare, si ritroveranno a dover scappare per sopravvivere… in guerra la gente è costretta a fare delle scelte imprevedibili. Persino Hortense, che voi faticherete ad amare, crescerà e finirà per appartenervi”.

(fonte: http://television.telerama.fr/)

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