Un saluto a tutte le stimatissime persone che si lasciano avvinghiare, come me, dalle serie televisive scandinave e per chi volesse sapere di cosa si parla: Svartsjön, mistero e spiriti sul Lago Nero
Al solito, anche in Svartsjon, le ambientazioni norrene spiccano nel loro bianchi e nevosi paesaggi. Neve, neve ovunque e di tanto in tanto la visione di un lago oscuro (da cui il titolo della serie); da addetto ai lavori vi confido che per fare delle buone riprese immersi nel bianco nevoso che riverbera luce, non è affatto semplice, il direttore della fotografia (Johan Helmer) e il cameraman (Johan Bjerke) si sono guadagnati ampiamente la pagnotta.

Le messe in scena negli interni sono molto scarne nella scenografia del set principale, si arricchiscono senza sbavature negli altri set; le luci non sono mai troppo accese e le scene non brillano di colori, contribuendo a diffondere una atmosfera al limite dell’onirico, in alcune riprese, cercando di intrigare lo spettatore nella trama paranormale.

E’ un thriller, che per certi versi inizialmente si rifà (alla lontana) all’immortale ”10 piccoli indiani” abbandonando ben presto però questa suggestione e riuscendo a fare un mix sapiente fra il crudo, materiale, omicidio e quello causato dalla possessione di entità sovrannaturali.

Ecco, la trama del film si svolge su più piani e questo, a mio avviso, stimola molto la curiosità dello spettatore; la trama principale si basa sulla cessione dell’albergo-resort e l’opposizione mediante sotterfugi, sabotaggi e contrasti dello sparuto gruppo di autoctoni che si è preso cura del posto da quando fu chiuso; la trama secondaria vaga nel soprannaturale fra presenze di fantasmi, poltergeist, sedute spiritiche, possessioni, maledizioni (Tutankhamon, anyone?). La suspense nella ricerca delle risposte ai quesiti materiali e soprannaturali si dipana con un discreto ritmo, senza annoiare o disperdersi in buchi della sceneggiatura, se seguito attentamente.

Gli attori mantengono un buon livello recitativo, sono molto spesso teatrali nelle loro interpretazioni e sovente rispecchiano in pieno la classica algidità scandinava nei personaggi interpretati, specie nei coinvolgimenti affettivi. Bravi, qualche attore già ben conosciuto nelle produzioni scandinave a tratti spicca su tutti (Nils Ole Oftebro).

In tutto ciò la Regia (i registi son due, ognuno impegnato in quattro episodi, David Berron e   Jonathan Sjöberg) si comporta da ”onesta mestierante”, senza la ricerca di inquadrature particolarmente ad effetto né di montaggi atipici, lascia che il tempo, anche lui, scorra a fatica nella narrazione come quando si cammina nella neve alta.

La prima stagione fa presupporre, con il suo ”finale aperto” la possibilità di un prosieguo che finanche non ci fosse, ce ne faremo una ragione.

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