Midnight sun. Recensione scanzonata con ”spoiler”

Bentrovati in questa mia seconda recensione un poco più lunga della precedente, per chi avesse voglia sapere di cosa si parla:

https://euroserietv.wordpress.com/2016/11/30/midnight-sun-freddo-e-cultura-sami/

ATTENZIONE! ELEVATO CONTENUTO DI SPOILER 

 

Questa volta gli ”scandi” si sono prodigati in una coproduzione con i franzòsi, per cui oltre ai soliti perfettamente naturali paesaggi svedesi (vi piace vincere facile, eh) abbiamo qualche spruzzata di paesaggio parigino e pure magrebino (i cugini franzosi c’hanno provato a tenere testa agli Scandi, ma non je la fanno).

TRAMA: Tanto per cambiare, si parte con un morto ammazzato in Sververigia… Sorpresona, è un franzòso e pure parigino. Il che fornisce la scusa per farci vedere un poco della vita infame che fa la protagonista mulatta ( Leïla Bekhti )  poliziotta nella metropoli francese ( che ogni tanto fa chiamate intercontinentali alla madre nel Maghreb e chiede notizie di un suo fantomatico fratello) prima di volare per la Svezia ed incontrare il protagonista ( Gustaf Hammarsten ) poliziotto pure lui, appartenente alla minoranza indigena Sami (Lapponi) della scandinavia (due rappresentanti di minoranze etniche e razziali che si incontrano, ma tu guarda il caso). 

La storia è ben articolata: minoranze razziali, etniche, e omicidi che avvengono in sequenza in maniera fantasiosa, visto che rispettano a modo loro le fantasiose usanze Lapponi (o Sami) di contrappasso; il poliziotto ha una madre sciamana, Lappone ovviamente, che fa rituali strani in mezzo alle montagne ed entra in contatto con il suggeritore cosmico, ma al figlio gli dice poco e niente, d’altronde è pure una guardia e non gli sta particolarmente simpatico.

Gli svedesi, invece, brillano per stronzaggine, stupidità e razzismo. L’omicida viene svelato abbastanza presto e si capisce che non ci sta tanto con la testa, e in questo fa il paio con la protagonista che si tagliuzza qua e là, senza un apparente perché, già dalla prima puntata (il perchè ci sarò svelato in seguito); vero è che anche il protagonista non sta tanto bene di capoccia ma rispetto a questi due è un Gayo dilettante (impicciato di cervello fondamentalmente perché non vuol fare outing con la figlia).

L’ indagine va a rilento e si scoprono intrighi internazionali (con la Francia, guarda caso) che hanno a che vedere con la miniera cittadina, che sta facendo sprofondare un po qua e un po là la cittadina stessa. Nel frattempo che si dipana l’intrigo (con i Sami  che si sbattono a rivendicare un po tutto quello che hanno passato nei secoli di occupazione ariana) entra in scena uno spietato agente dei servizi segreti francesi che si adopera ad intorbidire le acque e tanto per darsi un tono ammazza un’ asiatica che ne sapeva meno di niente, ma tant’è. Gli agenti segreti sono sempre cattivi e spietati.

Nel corso dell’indagine, tanto per fargli ben capire che si trova in una nazione Ariana, la protagonista, donna piccolina e mulatta, viene abbottata di mazzate un po da tutti. Una qualsiasi altra persona, sarebbe stata ricoverata per qualche mese, ma lei no, non demorde nelle indagini, pervicace come una capra algerina. Anche il protagonista non demorde, nonostante gli si mettano un po tutti contro, testardo come una renna lappone.Ed ecco che le puntate si pervadono di tensioni…. tensioni fra lapponi e ariani, tensioni fra i poliziotti e il protagonista (che sarà pure capo delle indagini, ma resta uno sporco indigeno, meglio non fidarsi), tensioni fra la poliziotta e l’agente segreto, alla fine un po tutti che si tensionano con tutti e nel dubbio, volano pizzoni qua e là. In tutto ciò, il pilota dell’elicottero (il classico moro svedese) per tentare di alleggerire la tensione indulge in pratiche sessuali con la poliziotta, ma l’indulgenza dura poco e niente.

Per incasinare ancora di più la trama, in mezzo a tutti questi casini giunge in sververigia anche il sedicente fratello della poliziotta che aveva scoperto di essere suo figlio (bel colpo di scena, stavolta), ovviamente si comporterà in maniera stupida e insensata come qualsiasi adolescente di un film americano, mettendo anche a rischio l’incolumità di lui e della sua coetanea  svedese, figlia del protagonista.

Si giunge alla fine, faticosamente e avventurosamente, con un rocambolesco tentativo di salvare l’ultimo gruppo di testimoni (ma pure complici, lo abbiamo capito strada facendo) operai della miniera. Il tentativo non riesce, l’omicidio di gruppo viene portato a compimento dal pazzo omicida Sami ( muore anche lui, insieme a tutto il cucuzzaro), che alla fine è andato fuori di testa quando sua sorella è morta (e comunque i complici svedesi dell’intrigo ci hanno messo del loro per farla fuori). La vendetta, alla fine, è servita. La coppia poliziesca franco-svizzera riesce pure a salvare i propri pargoli e siamo tutti più felici. Riescono anche a strappare un’accordo internazionale con la Francia per sistemare le scorie nucleari sepolte in segreto nella miniera, il protagonista, strada facendo riesce a fare outing, i Lapponi restano comunque cornuti e mazziati.

Scenografia: paesaggi svedesi da cartolina e riprese del sole di mezzanotte, tutto molto bello, al solito, e non potrebbe essere altrimenti. Stazione di polizia e luoghi pubblici tipici della provincia svedese (supponiamo), simpatiche strutture alberghiere di bungalow spalmate fra le colline, con viste mozzafiato. Le tipiche casette da operaio in pensione e non sparse qua e là e tipiche case residenziali svedesi. Tutti gli interni sono molto curati, in alcuni casi anche troppo ricchi di arredamenti, ma ci son piaciuti. Molto bravo il reparto della scenografia.

Fotografia: Dà il meglio di sé nelle scene all’interno della miniera, aiuta (tante volte ce ne fosse bisogno) a sentire il senso di oppressione dello star sottoterra, dentro una montagna. Nelle riprese in esterni si lascia aiutare molto dalla luce naturale dei luoghi, con poche correzioni cromatiche, i colori sono sempre molto vivi e messi spesso in risalto, di tanto in tanto le riprese vengono ammorbidite, spegnendone la luminosità, specie nei vari ammazzamenti. Bravo a Erik Sohlström.

Regia: Lavora molto bene nel dare ai personaggi principali e secondari il giusto spessore umano, lavora molto bene nel montaggio delle scene con effetti speciali. Qualche sbavatura nelle scene di azione, ma nell’insieme se la cava molto bene. Riesce a farci apprezzare gli abiti tipici dei Lapponi in inquadrature ad hoc. Una regia classica che ben si riesce a barcamenare fra le differenti tempistiche date dal thriller e dal genere di azione. Promosso con un ampia sufficienza (anzi, promossi, visto che i registi son due: Måns Mårlind e Björn Stein)

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