Perché Amo Herrens Veje (Ride upon the storm)

Ho deciso di guardare Herrens Veje nonostante il mio profondo agnosticismo, ma poiché ho grande fede nelle produzioni danesi, mi sono fidata. E difatti… dal creatore di Borgen, Adam Price, non potevo aspettarmi di meglio. Una serie intimista come questa non la vedevo da tempo, sembrerebbe più un film, a dire il vero. Qualcuno l’ha paragonata ai prodotti del grande Bergman, ma questo lo lascerei decidere ai più esperti.

ATTENZIONE: SEGUE SPOILER

Partiamo dal capofamiglia, Johannes, classica figura del padre padrone, orgoglioso di discendere da una stirpe di pastori luterani da ben 250 anni: la famiglia Krogh sarebbe famosa per aver ospitato il fondatore della Chiesa di Danimarca Grundtvig (tuttavia mica tanto angelico come vogliono far sembrare i libri di storia!). Questo sarà l’aneddoto che racconterà Christian, il figlio di Johannes, ad Amira, durante una chiacchierata confidenziale, in attesa del fidanzato di lei che a causa di uno sciopero non prenderà l’aereo… le conseguenze sono scontate.

Johannes non è una persona facile: ha grandi ambizioni, per sé e per i figli, ma le delusioni sono una costante nella sua vita. Il figlio maggiore, Christian, si fa sedurre da una hippie e abbandona gli studi di teologia, per passare ad economia. Lo accontenterà il minore, August, figura che inizialmente ho trovato poco interessante. Lui è il classico fratello ubbidiente e servizievole che riceve tutte le attenzioni dei genitori e da cui ti aspetti sempre un comportamento integerrimo. E invece no. Col proseguire delle puntate, August si trasforma: prima incarna il peccato nella sua forma peggiore, poi la penitenza (interiore e devastante), infine l’elevazione ad anima pura che trova la sua strada in mezzo agli ultimi, guidato dal suo demone o forse angelo.

E mentre Johannes perde la possibilità di diventare vescovo, soprattutto per il suo carattere così impetuoso e imprevedibile (e diciamolo, anche per l’attaccamento alla bottiglia), Christian si ritrova ad affrontare tutte le cazzate che ha fatto nella sua vita e che gli si ritorcono contro. Perde la stima degli amici, perde l’affetto dell’amico di tutta una vita, ha perso da tempo il perdono del padre, che in questa storia caccia via il figliol prodigo da casa dicendogli un rincuorante: “Non credo alle parabole, credo alle conseguenze”.

Finisce abbandonato da tutti in una valle solitaria e magnifica del Nepal, derubato di ogni cosa, anche della speranza di trovare un equilibrio. Dentro solo tanta rabbia. Una rabbia coltivata da anni e anni e ormai traboccante. Si ammala, e lo guarisce Jampa, un monaco buddhista.

Jampa non puoi non amarlo, con quella calma serafica, le belle parole, e le sue metafore, ti fa innamorare del buddhismo, bisogna ammetterlo. Ed è così che tornerà Christian a Copenhagen, rasato a zero, purificato dalla rabbia, intenzionato a vivere di cibo trovato nei contenitori dei supermercati e di aria da respirare lentamente durante le ore di meditazione nel mezzo della foresta danese. La sua vita cambierà radicalmente, ma non sarà così semplice. Il passato è sempre pronto ad ostacolare ogni tuo cammino.

Poi c’è Elisabeth, la moglie fedele di Johannes che ha sopportato anni e anni di tradimenti, di fughe improvvise del marito, di crisi e di alcol,e che ora ha incontrato una persona che sconvolgerà ogni suo credo, ogni suo preconcetto.

Herrens Veje non è una storia sulla fede religiosa, ma su come la fede può condizionare l’essere umano, quando crede nella risoluzione delle cose nonostante tutto, o intravede dei significati nei sogni premonitori, negli incendi, nelle allucinazioni, nelle vespe che nidificano in inverno. E’ una storia sull’imperfezione degli uomini, sull’eterno contrasto tra bene e male, sui valori e i principi che crollano e sulla rinascita dell’essere umano che si reinventa nonostante tutto.

Credo davvero che in questa opera Lark Mikkelsen abbia raggiunto l’apice della sua carriera con un’interpretazione magistrale, e la consiglio vivamente anche a chi non è attratto da temi religiosi, perché, come dicevo sopra, la fede è soltanto un pretesto per una bella narrazione in un contesto originale. Ho gradito molto le inquadrature, la fotografia, i dialoghi li ho trovati perfetti. Ho divorato letteralmente Herrens Veje e non vedo l’ora dell’arrivo della seconda stagione.

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7 Comments

  1. anche a me piace molto, come storia di famiglia, e come storia di una famiglia influenzata e attraversata da una confessione religiosa, o più di una, e delle “risposte” non stereotipate…lo dico da non religiosa! grazie per la recensione e i sub

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  2. Cara Hannalise, sposo in pieno la tua analisi. Anch’io sono rimasto folgorato da questa serie ! I danesi sono veramente bravi e a mio parere sono al momento i numero uno ! Consigliatissima a tutti ! Recitata in maniera perfetta da tutto il cast !!

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