Ho potuto vedere, quasi in tempo reale, la sesta stagione di Badehotellet, catapultandomi nel 1939. E’ quasi giunto il momento atteso, quello della guerra: i nostri protagonisti, come ogni estate, si ritrovano insieme nell’hotel che, attenzione, non è più gestito da Fie, ormai moglie e madre trasferita in Inghilterra con Morten, ma dalla simpaticissima Edith… il resto è SPOILER, quindi non vi conviene proseguire se non l’avete vista…

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Si pensava che anche Otilia sparisse dalle scene, dopo aver finito gli studi per insegnare, e invece torna in albergo come… ospite! Al seguito dell’attrice Alma, ex-moglie di Molin, che ha bisogno di imparare il danese per una parte in teatro, ed è stalkerata dall’ex-marito che vuole a tutti i costi tornare con lei, oltre che recuperare la compravendita dell’azienda di Frigh. Per Otilia sarà difficile resistere, dentro di sé vorrebbe entrare in cucina e preparare pranzi e bere il caffè con le sue ex-colleghe, ma le cose sembrano cambiate. Weyse è in piena crisi di mezza età, l’avevamo lasciato che si era sposato con la bella Helene, aveva riconosciuto i figli, ed ora lei la vedremo solo sporadicamente al telefono, pronta a dare consigli al maritino, mentre lui vive l’angoscia degli anni che passano e un blocco che gli impedisce di prepararsi per un’opera teatrale.

Morto Frigh, Alice ha bruciato il contratto di compravendita che il marito aveva firmato, ed è diventata dirigente dell’azienda di tabacco. Torna in albergo col figlio ormai grande, Leslie, che, esattamente come il padre, ha il terrore di ereditare un peso sulle spalle. Si farà conquistare dalla nuova cameriera… fidanzata, ahimè. Un altro amore consolidato invece sarà quello di Philip e Ditmar, con la complicità di Amanda che dopo l’emancipazione nel mondo del lavoro subirà le conseguenze del divorzio ( non vedremo più nemmeno Max, quindi).

Non mancherà la storia emblematica di un ebreo che fugge, Robert, e uno strano quartetto, formato da Hjalmar, le sorelle Fjeldsø e la new entry (cresciuta) Vera Madsen, sempre appassionata di letture gotiche, cercherà in tutti i modi di aiutarlo.

La regia è sempre di Wullenweber, quindi permane quell’atmosfera teatrale con tanto dialogo. Quasi zero gli ambienti esterni, a parte la spiaggia, per cui, come nelle ultime stagioni, se qualcuno va da qualche parte, se ne sente solo parlare. Assente del tutto Fie, vedremo solo Morten alla fine per una decisione presa da Amanda. Un po’ calante la figura di Vera, la ragazza non brilla in recitazione, eppure il suo è un personaggio importante. Tutto questo mi fa pensare che la produzione abbia deciso di tagliare decisamente i costi.

Il finale è divertente da una parte, dall’altra intristisce per la notizia della guerra. Sono molto curiosa di vedere come cambieranno le cose col dilagare del conflitto, ma per questo dovremo aspettare la settima stagione l’anno prossimo (e speriamo di ritrovare tutti i personaggi che sono mancati quest’anno!)

 

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