Herrens Veje 2, perfetta in tutti i suoi aspetti

E’ appena andata in onda, in Danimarca, la seconda e ultima stagione di Herrens Veje. Sconsigliamo la lettura a chi non l’ha vista.

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Fin dalla prima puntata si respira il lutto familiare. La presenza di August è ovunque, nello sguardo perso di Elizabeth quando ne parla durante le terapia di gruppo di genitori che hanno perso i figli; in quello colpevole di Christian, che fino all’ultima puntata si dannerà per non aver inseguito il fratello per evitare l’incidente; in quello arrabbiato di Emilie, che non vuole perdonare il suocero ed è convinta sia stato lui la causa della morte di suo marito; in quello impassibile di Johannes, che combatte con la perdita fingendo una vita normale che ormai normale non è più. E poi c’è il figlio che August ha lasciato come segno della sua presenza sulla terra, un bellissimo bambino che è la sua copia.

La vita sembra andare avanti, Elizabeth con il suo amante (piacevole presenza di Morten Hemmingsen, che abbiamo visto poco nella sesta stagione di Badehotellet), Johannes con i suoi fantasmi, Christian con l’azienda di self-empowerment ispirata alla filosofia buddhista, Emilie impegnata nel lavoro in ospedale con una malata terminale (interessante approccio al tema dell’eutanasia, illegale in Danimarca). Ma è tutta un’illusione, la vita non prosegue, è stagnante, al massimo si torna indietro scavando in sensi di colpa, rancori, cose non dette…

E poi ci sono i personaggi secondari, anch’essi con le loro lotte quotidiane, la ragazza di Christian, Amira, che litiga con l’ex-marito musulmano riguardo l’educazione della figlia; Svend, abbandonato da moglie e figlia, che ricade nel suo passato di tossicomane e sembra non riuscire ad uscire dal suo tunnel; un gruppo di senzatetto che Johannes deciderà di ospitare nella sua chiesa; l’ex-psichiatra di August, Daniel, che si ritroverà coinvolto in una relazione proprio con Emilie, e con tutte le conseguenze che ne derivano.

Christian è infelice, si rende conto che l’obiettivo della sua vita non era quello di creare un’azienda del genere: partecipare a conferenze con uomini d’affari per insegnar loro come gestire al meglio il personale, imbattersi nella sua figura di cartone nelle vetrine delle librerie, tutto ciò lo confonde, lo porta a rifugiarsi in una cava lontano da tutti per sentirsi forse più vicino alle risposte che cerca. Elizabeth non si dà pace per la morte di August e si rivolge ad una medium per comunicare con lui, e nonostante la diffidenza, troverà pace una volta stabilito personalmente un contatto con il figlio (e qui uno spettatore razionale potrebbe collegare il disturbo mentale di August con quello della madre, ma vale solo per i razionali, nella serie non si approfondisce la questione).

Johannes vede la chiesa morire, lui stesso non riesce più a coinvolgere con i suoi appassionati sermoni di una volta, si dedica alla beneficenza, ospita senzatetto in parrocchia, li fa cantare nel coro, e troverà anche il modo di dire a Elizabeth cosa gli impedisce di avere un contatto con lei… ma verso la fine i due si ritroveranno più uniti di prima, e bisogna dire che questo è l’aspetto della stagione più apprezzabile e rassicurante, dopo tanto penare. Anche Emilie troverà la sua strada e un nuovo amore, ed è giusto così. Christian poi è il personaggio che evolve più di tutti, riesce a terminare finalmente la tesi di teologia, chiedendo aiuto al padre, e ci sorprende in fatto di bravura in un paio di scene in cui crolla e scoppia in lacrime pensando al fratello e al fatto che poteva fare qualcosa per salvarlo. Devo dire che è il personaggio che preferisco in assoluto.

Nell’ultima puntata, Christian andrà a Gerusalemme per compiere l’ultima volontà del fratello scoperta in un suo diario, e qui avverrà il miracolo. E’ la giusta conclusione di una storia che mi è piaciuta in tutti i suoi particolari e che trovo semplicemente perfetta. E’ doveroso ringraziare Adam Price per averla creata, la regia degna di un premio Oscar e gli attori superlativi. Spero di vedere presto altre serie del genere. Grazie ancora, Danimarca.

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