Confesso che ero curiosissima di vedere la seconda tanto attesa stagione di Trapped, visto il successo della prima. Ricordate l’ambientazione invernale, il freddo glaciale che avvertivate addosso anche se tranquilli al calduccio, il senso di claustrofobia di un paesino privo di elettricità isolato dal resto del mondo e con un omicida a piede libero? Ecco, tutto questo non lo ritroverete, e si capisce che un successo del genere non per forza debba ripetersi, ma mi sono trascinata per tutta la serie senza grosso entusiasmo. Vediamo dunque cosa succede nei dettagli.

Il nostro orso buono, l’ispettore Andri Ólafsson (Ólafur Darri Ólafsson), tornerà a lavorare al nord per uno strano caso avvenuto a Reykjavik: un uomo aggredisce il Ministro dell’Industria, Halla, fuori dal Parlamento, la stringe a sé e si dà fuoco. L’uomo muore, la donna riesce a sopravvivere a stento. Il collegamento col paesino dove Andri tornerà è una centrale elettrica che divide i cittadini tra coloro che sono favorevoli perché offre lavoro, e altri che protestano attivamente perché avvelenatrice del territorio e che si riconoscono nel gruppo Il Martello di Thor. Tuttavia, pare ci siano grossi interessi finanziari da parte di qualche paese estero per quanto riguarda un ampliamento della fabbrica, ed è difficile per i politici locali gestire la rabbia di alcuni rivoltosi. Fatto sta che accadono altri spiacevoli episodi, e Andri è chiamato ad indagare in prima persona. Anche stavolta si avvale dell’aiuto di Hinrika (Ilmur Kristjánsdóttir), che è diventata capo della polizia, e di Asgeir (Ingvar Sigurdsson), uno dei miei personaggi preferiti perché vero e a volte sfortunato, non il classico supereroe da serie TV, praticamente.

La storia prosegue con la comparsa di vari personaggi, una famiglia disfunzionale, dei migranti costretti a lavorare qui in Europa per guadagnare soldi da mandare alle famiglie, contadini livorosi. Non manca l’adolescente con problemi esistenziali, in questo caso la figlia di Andri, che ha un brutto rapporto col padre e non vuole tornare in città dalla madre. Si aggiungono a mano a mano altri omicidi, mentre la terra viene scossa da terremoti a causa delle attività della centrale.

Perché non mi è piaciuta come la prima stagione: intanto i protagonisti non sono “in trappola” fisicamente, cosa che creava quel pizzico di suspence, non ci sono tormente di neve né situazioni di blocco emotivo che mi aveva fatto affezionare ad Andri, con tutti i suoi problemi familiari e personali, anzi, ora sembra una persona normale ed equilibrata, e come importanza è al pari degli altri: non lo vediamo più fermo ad osservare il mare perso nei suoi pensieri, insomma… alcuni cliché poi non li apprezzo particolarmente, tipo l’adolescente perennemente incazzata col mondo che puntualmente commette stupidaggini, il poliziotto che decide autonomamente di affrontare un omicida senza chiamare rinforzi… e una scelta delle ultime due puntate mi ha particolarmente disturbata.

Ripeto, quasi mai un successo riesce a ripetersi, ma dopo tre anni di lavoro, mi aspettavo di più, e leggendo in giro, il parere è condiviso. Peccato. Speriamo in una bella terza stagione, auspicandoci di non dover aspettare altri tre anni!

Se non avete ancora visto la prima stagione, di seguito il link del DVD con sottotitoli in inglese:

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