Quando il virus va contenuto… Cordon (serie originale belga)

Oggi vi parlo di Cordon, serie belga ambientata ad Anversa che ha riscontrato un discreto successo nel 2014, tanto che la CW statunitense ha pensato bene di riproporla con “Containment“, ma con scarsi risultati. E qui si apre una parentesi… perché gli americani si ostinano ad acquistare diritti su serie europee quando il risultato è sempre scadente? Le nostre serie sono destinate ad un pubblico europeo; l’americano, in genere, ama vedere azione e super uomini. Qualcuno dirà che parlo per stereotipi, ma la realtà dei fatti è che Containment è stata cancellata, mentre Cordon è stata rinnovata per una seconda stagione, e questo succede molto spesso.

Chiusa la parentesi, passiamo alla storia, che è quella di un virus che sembra arrivare ad Anversa dall’Afghanistan: un clandestino giunto via mare si ammala e il virus si diffonde in ospedale. La malattia è aggressiva, inizia con una banale influenza per poi distruggere tutti gli organi e morire nel giro di pochi giorni. Costretti a contenere il virus, il governo predispone un cordone sanitario intorno al centro della città per 48 ore.

Da qui iniziamo a conoscere i personaggi all’interno del cordone: Jana (Liesa Van der Aa), un’esuberante biologa, il suo fidanzato poliziotto Lex (Tom Dewispelaere), l’adolescente incinta Ineke (Zoe Thielemans), l’insegnante Katja (Veerle Batens, l’abbiamo conosciuta in Tabula Rasa, Netflix), che rimane intrappolata nel cordone insieme ai suoi alunni durante una gita, e altri, tra cui un portatore sano destinato a fare da cavia.

Da 48 ore, la quarantena viene estesa a tempo indeterminato. La lucidità in queste circostanze va a farsi benedire, presto il centro città si trasforma in terra di nessuno, tra rivolte, saccheggi, rapine, bande che prendono il comando del mercato nero. In una sola parola, il caos. La tensione è continua. I rapporti tra le persone si trasformano, se prima avevi un collega con cui scherzare, adesso ti è diventato nemico.

Certo, il concetto non è originale, storie di virus e apocalissi ne conosciamo a bizzeffe, tuttavia Cordon ha un suo fascino, è ben recitata e convincente. Il budget è basso, ma si è riusciti a creare un prodotto di qualità. La storia non si conclude con la prima stagione, ma continua nella seconda, perché, una volta scoperte le origini del virus, il problema che rimane è quello di far uscire dal cordone le persone sane. Ma questo comporterà altri problemi. La domanda che viene spontanea è se si riuscirà a trovare un vaccino, ma quello che più mi incuriosisce è come si farà a tornare ad una vita normale quando, oltre ad aver perso delle persone care, nel clima di guerra che si è creato hai anche distrutto i rapporti che ti rimanevano.

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