Alieni, omicidi, servizi segreti e aristocrazia inglese…

Anche questa settimana quattro serie made UK.

La prima è THE BLETCHLEY CIRCLE (Crime, Mistery|ITV|2012|2 stagioni) con Anna Maxwell, Martin Rachael Stirling, Sophie Rundle. In Italia è inedita ma i sottotitoli sono reperibili. E segnalo anche lo spin off THE BLETCHLEY CIRCLE: SAN FRANCISCO (Crime, Mistery|ITV, BRITBOX|2018|1 stagione ma rinnovata per una seconda) con Julie Graham, Rachael Stirling, Crystal Balint. In Italia è stata distribuita da Netflix e i sottotitoli in italiano non sono tutti reperibili). Durante la Seconda Guerra Mondiale, Bletchley Park fu il sito della principale unità di crittoanalisi del Regno Unito, grazie al quale gli alleati riuscirono a decifrare i codici e i messaggi dei paesi dell’Asse.
Quattro donne comuni, ex-impiegate a Bletchley Park, si ritrovano nove anni più tardi, per mettere al servizio della polizia le loro capacità non comuni: un pericoloso serial killer sta seminando il panico a Londra, e Scotland Yard brancola nel buio…

.::Cosa ne penso::.

Una serie femminista nel senso che sono le donne il centro di questa serie, non c’è però quel genere di femminismo stucchevole o fatto di frasi che vanno tanto di moda oggi. Qui le donne non sono supereroine o dotate di qualche superpotere ma sono donne normali, divise fra famiglia e lavoro e con i problemi legati agli anni ’50 che usano la loro intelligenza (in quanto essere umani dotati di cervello e non perché donne) e quello che hanno imparato a fare in tempo di guerra per riuscire a catture gli assassini. La polizia non è rappresentata in modo stupido o caricaturale. Le quattro protagoniste, Susan, Jean, Lucy e Millie, hanno quattro caratteri e talenti diversi ma che una volta insieme funzionano come un’unica “macchina” ben oliata. Insomma, una serie da guardare, con grandi attori, scrittura accattivante, regia senza sbavature.

Lo spin off, dove ritroviamo solo due delle protagoniste (Jean e Millie) e che si svolge in territorio americano, rimane sul livello della serie madre, con qualche battuta sulla diversità fra gli americani e inglesi.

La seconda è TORCHWOOD (Drama, SyFy, Azione|BBC e Starz per la S04|2006|4 stagioni) con John Barrowman, Eve Myles, Gareth David-Lloyd. In Italia è stata trasmessa dalla Rai ma per chi vuole vederla in lingua originale i sottotitoli sono reperibili, qui trovate il DVD. La serie è uno spin off della serie Doctor Who ed è incentrata sull’attività dei membri della sezione di Cardiff dell’Istituto Torchwood, agenzia governativa segreta con il compito di investigare su avvenimenti riguardanti gli extraterrestri e utilizzare per i propri scopi le tecnologie aliene che vengono recuperate dalle varie missioni. Nonostante vi siano altre due sedi a Londra (Torchwood 1) e Glasgow (Torchwood 2), ogni agenzia è indipendente dalle altre. I personaggi principali della Torchwood 3 di Cardiff sono il capitano Jack Harkness, apparso più volte nella serie televisiva originaria come alleato del Dottore, e l’ex poliziotta Gwen Cooper.

.::Cosa ne penso::.

Sono arrivata a questa serie qualche anno dopo la sua fine e non avendo mai visto un episodio del DW; la serie non necessita della visione della serie madre, ma consiglio comunque di vedere gli episodi collegati direttamente con Torchowood per capire meglio le varie situazioni. La serie l’ho adorata ma al tempo stesso l’ho odiata perché ci ho lasciato il cuore. I personaggi di Jack, Ianto, Toshiko, Owen e Gwen sono una calamita, non puoi non affezionartici, nel bene e nel male. La serie, è un mix di emozioni, si ride e si piange, molto, soprattutto nella terza stagione. Questa serie non è priva di difetti, anzi, ce ne sono molti ma ha la capacità di coinvolgerti, merito soprattutto del suo protagonista, il capitano Jack Harkness, un personaggio unico al quale è impossibile dire di no. Un piccolo consiglio, la serie è composta da quattro stagioni ma se potete fermatevi alla terza o lasciate passare molto tempo prima di vedere la quarta perché purtroppo con il passaggio dalla BBC alla Starz c’è stata la classica americanizzazione e nel senso brutto del termine: la quarta stagione è una classica serie americana e non ha nulla a che vedere con la vera Torchwood, la quale finisce con la terza stagione (Children of Earth); consiglio anche i radio drama, soprattutto The House of the Dead che è il terzo episodio di Torchwood: The Lost Files da ascoltare dopo la fine della terza stagione.

La terza è la coproduzione angloamericana PATRICK MELROSE (Drama, |BBC|2018|5 puntate) con Benedict Cumberbatch, Jennifer Jason Leigh, Hugo Weaving. In Italia è andata in onda su Sky ma per chi volesse vederla in lingua originale i sottotitoli sono reperibili. La miniserie è l’adattamento dei 5 romanzi di Edward St Aubyn, i quali insieme compongono il ciclo narrativo de I Melrose: Never Mind, Bad News, Some Hope, Mother’s Milk e At Last. Ogni puntata della miniserie televisiva costituisce un adattamento di un volume diverso all’interno del ciclo. La storia è basata sulla vita dello stesso autore, cresciuto in una disfunzionale famiglia dell’alta borghesia britannica, il quale ha affrontato la morte di entrambi i genitori, problemi di alcolismo, una dipendenza da eroina, e successivamente la guarigione, il matrimonio e la paternità. Nell’adattamento televisivo, Patrick Melrose è un tossicodipendente mentalmente instabile che deve affrontare l’improvvisa perdita del padre, protagonista dei ricordi più difficili della sua infanzia. Questo lo costringerà ad affrontare i demoni del passato e a cercare nuovamente la voglia di vivere.

.::Cosa ne penso::.

Sceneggiatura impeccabile, profonda, cinica e ironica al punto giusto e con dei dialoghi molto teatrali. Un cast ben calibrato anche se in realtà è più un one man show di Benedict Cumberbatch nella sua, almeno per me, più bella prova attoriale. Cumberbatch riesce a dare al suo personaggio molte sfumature che tramite i suoi sguardi, i suoi deliri, la sua ironia, il suo distacco tipico del popolo britannico riesce a far trasparire tutta la fragilità di Patrick Melrose. A tratti ricorda Leonardo di Caprio in The Wolf of Wall Street, soprattutto nel primo episodio. Una storia o per meglio dire cinque momenti di vita di Patrick che ci mostrano il declino dell’aristocrazia inglese. Patrick che fra agi e ricchezze vive la vita in modo apatico, che con l’abuso di droghe e alcol si crea il suo paradiso, ma questo paradiso è un illusione perché in realtà vediamo la sua sofferenza a causa di un’infanzia difficile e per la quale non trova la forza per andare avanti e che ha conseguenze sulla sua quotidianità. Un personaggio a cui non ci si può non affezionare perché è umano. Patrick alla fine ci lascia con la speranza, quella che arriva dopo essere finiti in buco nero e grazie alla maturità e a determinati eventi si può trovare la forza per voltare pagina e riappropriarsi della propria vita.

La quarta è THE LITTLE DRUMMER GIRL (Spy,Drama|BBC|2018|6 puntate) con Michael Shannon, Alexander Skarsgård, Florence Pugh. In Italia è inedita ma la si può trovare in italiano in quanto è stata trasmessa dalla tv svizzera RSI (suddivisa in 8 episodi) ma per chi volesse vederla in lingua originale, i sottotitoli sono reperibili. La serie è ispirata al romanzo di John le Carrè, arrivato in Italia con il famoso titolo “La tamburina”. La giovane attrice Charlie s’innamora, durante un viaggio in Grecia, di un intrigante sconosciuto. Quella che all’apparenza sembra una tranquilla storia d’amore, ben presto si rivela essere tutt’altro: Beker è in realtà un agente dei servizi segreti israeliani con il compito di uccidere il leader di un movimento terrorista palestinese e sfrutterà l’ingenua Charlie per riuscirci.

.::Cosa ne penso::.

La serie ha un impostazione classica e i sei episodi scorrono bene. Interpretata ottimamente e con una messa in scena degna sia per la fotografia sia nei costumi, che riescono a catapultarti subito negli anni ’70, ha una storia intricata ma lineare: i personaggi che la compongono sono ben caratterizzati con caratteri e ruoli (nella storia) diversi che li portano a cercare di prevaricare l’uno sull’altro, questo però senza sminuire il racconto. La serie riesce a coinvolgere perché è difficile prevedere cosa succederà, a meno che non si abbia letto il libro di le Carrè. Gli autori giocano con noi nel non mostrarci tutto subito o forse nel mettere in dubbio che quello che vediamo sia la realtà o meno. In fondo è una spy story ed è giusto che sia così.

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