State of Happiness o Lykkeland, petrolio, amore e status

Lykkeland, ne abbiamo già parlato qui, è una serie che ha ricevuto due premi al festival Canneseries 2018, e che ha sfruttato la storia vera della trasformazione dell’economia norvegese a seguito della scoperta di un pozzo petrolifero. Negli anni ’50, poca gente credeva che in Norvegia potesse trovarsi il petrolio, ma la scoperta di gas a Groningen in Olanda nel ’59 fece cambiare idea riguardo le esplorazioni nel Mare del Nord.

Nel ’62, la Philips Petroleum mandò una richiesta alle autorità norvegesi per esplorare il Mare del Nord. La nostra storia parte da qui, dai tentativi inizialmente infruttuosi, per poi scoprire l’oro nero in un punto del mare vicino alla cittadina Stavanger nel Natale del ’69. Fino ad allora, l’economia di Stavanger si basava esclusivamente sul mercato del pesce che stava lentamente morendo, questa svolta segnò la sua rinascita come base sulla terraferma per le estrazioni di petrolio.

I protagonisti sono giovani e coinvolti in quello che fu un grande cambiamento. La segretaria del sindaco, Anna (Anne Regine Ellingsæter), è una ragazza di umili origini che è stata presa in simpatia da una famiglia benestante, i Nyman, proprietari di una fabbrica di lavorazione del pesce (in crisi).

Anne Regine Ellingsæter

Fidanzata sin da giovanissima con il loro figlio, Christian, deve loro praticamente tutto, l’accoglienza, il lavoro, i preparativi del matrimonio. Per tutta la serie prova dei grandi sensi di colpa nei loro confronti per l’attrazione che sente verso l’avvocato americano della Philip Petroleum, Jonathan (Bart Edwards).

Bart Edwards

Christian (Amund Harboe) è un sommozzatore assunto dalla Philip Petroleum per i lavori sulla piattaforma. Fa amicizia con gli americani, vuole dimostrare al padre che può cavarsela da solo, gli piace bere e si affeziona a Toril (Malene Wadel), dopo un incidente che le ha cambiato la vita. Toril è innamorata di un americano, è incinta di lui, ma questi scapperà, lasciandola con una madre bigotta appartenente ad una congregazione cristiana piuttosto rigida e che la costringerà a sposare un uomo della comunità.

Malene Wadel e Amund Harboe

Le storie di questi quattro ragazzi si intrecciano e sono sempre legate alla trasformazione della società a seguito di eventi che arricchiscono persone e che permettono lo scambio di culture. Nel momento in cui si dovrà decidere se lasciare la gestione del giacimento a società private o allo Stato, l’alternativa è di spostare la Philip Petroleum in Inghilterra, con dispiacere degli addetti, perché Stavanger è “pioggia, sardine, lingua strana e belle donne”. La stessa frase verrà ripetuta alla fine, quando uno dei personaggi farà una scelta ben precisa di fronte ad un traghetto partirà per Bergen (altra cittadina storica meravigliosa).

Questa serie mi ha convinta, le storie di economia non sono il mio forte, ma devo dire che gli autori (gli stessi di Nobel) hanno saputo catturare il mio interesse, e le musiche sono stupende. Tra sguardi innamorati, il timore della gente di perdere il proprio status sociale, i paesaggi norvegesi unici al mondo, le donne che cominciano ad emanciparsi, dalle ragazze madri a quelle che vogliono studiare in facoltà frequentate da uomini, l’amicizia e la tragedia, i sensi di colpa, tensione costante tra americani e norvegesi… ce n’è per tutti i gusti!

Qualcuno l’ha paragonata a Mad Men, per i costumi, le auto, la presenza costante dell’alcol, e anche la gravidanza di Toril può far venire in mente quella di Peggy Olson. Se amate la Scandinavia e l’ambientazione anni ’60, se amate le storie d’amore e di emancipazione, questa serie fa per voi. La seconda stagione, già in preparazione, partirà cinque anni dopo e sono stati confermati i protagonisti. Non credo sarà edita in Italia, ma in giro si trovano sottotitoli spagnoli.

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