Peaky Blinders: una banda vecchio stile (recensione quinta stagione)

In questo appuntamento dell’angolo british non troverete consigli, ma come avrete capito dal titolo parlerò di Peaky Blinders e nello specifico della quinta stagione, che in Inghilterra è terminata il 22 settembre mentre in Italia è stata rilasciata su Netflix il 4 ottobre. Dico subito che mi è piaciuta, non è stata senza difetti ma l’ho preferita alla stagione precedente. Tirare le somme di questa stagione non è facile, perché ci troviamo di fronte ad una stagione particolare, uguale ma diversa da quello a cui ci avevano abituato. Il passaggio da BBC Two a BBC One ha portato qualche cambiamento ma la qualità di regia, fotografia, montaggio, colonna sonora e recitazione (incluse le nuove aggiunte) restano su livelli eccelsi, la sceneggiatura seppur con qualche sbavatura rimane comunque su buoni livelli. C’è forse meno azione ma si è pervasi da un’aura malinconica e oscura. I personaggi sono costantemente in bilico fra peccato e redenzione, voglia di vivere e istinto suicida. D’altronde Stephen Knight (il creatore della serie) ci aveva avvertiti annunciando che Tommy si sarebbe trovato ad affrontare la forza più oscura con cui abbia mai dovuto avere a che fare. E così è stato.

Si consiglia di non proseguire se non siete in pari con la serie.

Siamo nel 1929 con il clan degli Shelby che a livello popolare è osannato come mai prima d’ora e si gode questo periodo d’oro sparpagliato fra Londra, Birmingham, Monte Carlo e Detroit. A minare questo loro momento di “pace” ci pensa il cosiddetto Black Tuesday, che li costringe a dover fare i conti con la perdita di una fortuna.

Il mondo è cambiato

L’Inghilterra (ma non solo) è una nazione in tumulto con lo spauracchio delle rivolte popolari e dove un personaggio come Oswald Mosley (Sam Clafin); uomo senza scrupoli, razzista, egocentrico, megalomane, fervente sostenitore della politica mussoliniana e fondatore dell’Unione Britannica dei Fascisti sembra aver vita facile, l’odio che trasuda attraverso i suoi comizi rappresenta molto bene il cambiamento sociale che è in atto. Mosley è un nemico naturale per Tommy, che è sempre alla ricerca di qualcuno con cui scontrarsi; Tommy non lo si può definire un buono ma come si è visto nel corso della serie, ed ancor di più in questa stagione, riserva la sua brutalità a chi è come lui ma senza discriminare e l’odio che prova, lo prova per se stesso. Tra i nemici del clan Shelby si aggiungono anche i Billy Boys con a capo Jimmy McCavern (Brian Gleeson), banda scozzese che mira a prendersi una fetta di potere e di affari dei Peaky Blinders e che lavora a stretto contatto con Mosley. In questa stagione tutti possono essere alleati, avversari o pedine in un gioco molto più grande, forse troppo. Come se questo non bastasse c’è anche una crisi interna alla famiglia dove nessuno sembra più ascoltare Tommy.

Dobbiamo spostarci continuamente o il senso di colpa ci raggiungerà.

Così diceva la madre e il nonno di Tommy, perché a detta di Charlie, il suicidio è parte della famiglia. Che sia una stagione cupa lo si percepisce subito dalle inquadrature, dalle scenografie e dai dialoghi, ma anche più malinconica e incentrata sulla famiglia e su Tommy. I suoi demoni si manifestano sempre più frequentemente. Grace, la moglie defunta, è sempre nella sua mente come una sorta di richiamo a mollare tutto e raggiungerla. Tommy sta sempre più scivolando verso il baratro e, seppur non gli faccia piacere uccidere e le sue mani, dopo aver sparato, tremino come quelle di un uomo normale, vede nell’omicidio l’unica soluzione possibile perchè a detta sua: “È l’unico modo per farsi ascoltare”.

C’è del buono nel mio cuore ma queste mani appartengono al diavolo.

Queste le parole di Arthur dopo aver tentato di uccidere un amico di sua moglie; Linda, che da sempre ha faticato ad ingranarsi nello stile di vita della famiglia non ce la fa più, tanto che cercherà di uccidere il marito per poi essere fermata da Polly che le sparerà un colpo di pistola alla spalla. Arthur come Tommy è un uomo tormentato dalla vita; i due fratelli in questa stagione sono uniti più che mai non solo negli affari ma anche nella loro solitudine, entrambi vorrebbero solo un po’ di pace ma gli affari e la famiglia vengono prima di tutto. Una famiglia che ormai non è più quella di una volta e tutti sembrano voler qualcosa per loro, soprattutto Michael e la consorte Gina (Anya Taylor-Joy); Michael non è solo colui che ha causato alla compagnia la perdita di denaro nel crollo della borsa ma è anche il nuovo che avanza. Michael in questa stagione è più sicuro di sé tanto da sfidare Tommy a carte scoperte. Sembra però che questa sua spavalderia sia frutto anche dal rapporto che ha con la moglie e futura madre di suo figlio; Gina è americana e conosce bene l’ambiente della malavita, lei è una ragazza scaltra che tiene testa sia a Polly sia a Tommy e sa ciò che vuole, facendo sembrare Michael un burattino nelle sue mani. Polly, in bilico fra la fedeltà a Tommy e al figlio Michael e l’amore per Aberama, arriverà a rassegnare le dimissioni dalla Shelby Company Limited. Ada in attesa di un figlio, il cui padre è il Colonello Ben Younger (Kingsley Ben-Adir) ucciso probabilmente dalla sezione D. Ada rimane in disparte ma funge quasi come una valvola di sfogo per Tommy. Ho amato il loro rapporto in tutta la serie ma soprattutto in questa stagione dove lei sembra essere l’unica che cerca di aiutarlo, nonostante lui non voglia essere aiutato. Tommy arriverà a chiederle di tenergli lontano il nipote quando questi nascerà; altro problema sarà proprio il figlio che Ada porta in grembo, un figlio di razza mista in un periodo storico come quello porterà sicuramente qualche problema.

Quando hai scoperto

che non ero morto?

La cosa che meno mi è piaciuta è stata la ricomparsa di Alfie Solomons (Tom Hardy), adoro il personaggio e l’attore ma non era necessario farlo ritornare dal mondo dei morti, la sua storia si era conclusa perfettamente nella stagione numero quattro. Il suo personaggio potrebbe assumere un ruolo interessante nelle due stagioni successive ma ritengo questa mossa puro e semplice fanservice, perché è acclarato che Alfie sia il personaggio più amato dai fan. 

La Regina degli zingari e il povero plebeo

Potrebbe essere il titolo di una favola, o meglio, di una tragedia. Polly Gray e Aberama Gold, due personaggi stupendi, è la coppia che ho apprezzato di più e speravo gli venisse concessa un po’ di felicità, invece così non è stato. Il trattamento riservato ad Aberama non mi è piaciuto, un personaggio che meritava di più, purtroppo lo hanno sacrificato facendolo morire senza poter riuscire a vendicare la morte del figlio (ucciso dai Billy Boys) né a coronare il suo amore con la Regina degli zingari. Polly già ai ferri corti con Tommy per aver minacciato di uccidere Aberama se questi avesse sostenuto la decisione di Michael, non so come potrà reagire alla sua morte.

L’uomo che non posso sconfiggere

Il piano escogitato da Tommy per fermare l’ascesa di Mosley vede persino l’approvazione di Winston Churchill ma qualcuno ha tradito e il piano fallisce miseramente. Come lo stesso Tommy che si chiede chi abbia parlato e come tutto questo sia potuto succedere, lo stesso facciamo noi. Non sappiamo chi lo abbia tradito, le ipotesi sono tante ma quello che sappiamo per certo è che Tommy fa paura persino ad Arthur e come lo stesso Tommy ci ricorda, forse ha trovato l’uomo che non può sconfiggere, molto probabilmente quell’uomo è lui stesso. Non può fuggire dai suoi demoni così come non può fuggire dalla morte, quindi eccolo lì, in un campo con Grace e un cavallo nero (come nel sogno di Alfie) con una pistola alla tempia; sappiamo che Tommy non si sparerà ma ormai è chiaro che il suo urlo è quello di un uomo che sta pian piano morendo o che forse è già morto.

La stagione è iniziata con Tommy a cavallo sulle note di Red Right Hand, un omaggio alla prima puntata della serie ma forse è stato un primo indizio di come questa stagione sia un “nuovo capitolo”, poiché ci mostra che i Peaky Blinders sono sempre gli stessi mentre il mondo sta cambiando. Il clan Shelby non fa più paura come una volta, nel decennio appena iniziato i giocatori sono più astuti, affamati e spietati. Questa stagione è da guardare in ottica non solo della sesta ma anche della settima (e ultima?) stagione, che come ha dichiarato il creatore dovrebbe arrivare agli albori della seconda guerra mondiale; personalmente credo che ci si arriverà con il declino degli Shelby perché è chiaro che Tommy e i Peaky Blinders sembrano ormai sul viale del tramonto. Non ci resta che aspettare la sesta stagione per sapere se quella “vecchia fottuta gang di periferia con i rasoi” saprà reagire e contrattaccare; sono sicura che gli Shelby avranno ancora qualche asso nella manica.

By order of the Peaky Fookin’ Blinders.

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