Var tid ar nu 3: conclusa la storia della saga familiare più amata dagli svedesi

La saga familiare svedese che mi ha appassionato sin dall’inizio è giunta al suo epilogo proprio questa domenica. La terza stagione, che parte dall’anno 1968, è stata quella dedicata alle nuove generazioni: Christina (Julia Heaveus), la figlia di Nina, e Uno (Oskar Laring), il figlio di Maggan, frequentano un gruppo guidato dal carismatico John Hansen (Morten Vang Simonsen), studente attivista di sinistra. Nina e Christina lavorano insieme per l’apertura del nuovo night club, ereditato insieme al vecchio ristorante dalla madre di Nina. I tempi sono cambiati, aumentano i locali dedicati ai giovani e alla musica di tendenza, ideologie libertarie iniziano a farsi strada.

Calle (Charlie Gustafsson) si è separato da Nina (Hedda Stiernstedt) da anni, nonostante questo, lei gli chiederà di tornare a lavorare come capocuoco al suo ristorante, laddove è nato come aiutocuoco per poi diventare uno degli chef più rinomati della città. Peter (Adam Lundgren) ed Ester (Ida Engvoll) si sono allontanati dalla famiglia, hanno aperto dei loro locali, ma l’invidia nei confronti di Nina non si è placata. Angelo (Simone Coppo) è la punta di diamante del ristorante, ma sogna di aprire una pizzeria tutta sua, nonostante il parere contrario della moglie (chi vuoi che entri in un ristorante per mangiare soltanto della pizza?) E difatti nessuna banca è disposta ad investire. Tra i nuovi personaggi, vedremo l’ingresso al ristorante di due cuochi in costante guerra tra loro, uno vegetariano, l’altra amante della carne, e quello di Mark, un deejay americano reduce dalla guerra del Vietnam che conquista la bella cameriera Lena. Spariscono ex-moglie e figlio di Calle, e altri personaggi minori delle scorse stagioni.

Tra gli eventi storici del momento, si accenna all’ascesa di Olof Palme, che pure avrà il suo ruolo importante nella storia, e questo lo si vede nella puntata finale, e la Battaglia degli Olmi, avvenuta a Kungsträdgården nel 1971, quando il Comune decise di abbattere gli alberi per costruire la fermata della metropolitana. La gente protestò e molti si arrampicarono sugli alberi per impedire agli operai di abbatterli. La polizia caricò i manifestanti, ma alla fine la cittadinanza riuscì a spuntarla e gli olmi rimasero al loro posto.Nel 2011 è stata anche festeggiata la ricorrenza dell’evento.

NON PROSEGUITE SE NON AVETE VISTO LA TERZA STAGIONE…

La storia dei tre fratelli si conclude forse in modo un po’ frettoloso nell’ultima puntata, ma considerando che erano previste soltanto due stagioni e il grande successo avuto in patria ha fatto sì che ne venisse scritta una terza con doverosi tagli di bugdet, la sceneggiatura doveva in qualche modo dare una forma al futuro della famiglia (The Future è il titolo dell’ultimo episodio). In ogni caso, non si rimane delusi, soprattutto se ci si è affezionati alla famiglia Lowander. Gustaf (Mattias Nordkvist) ha rinunciato definitivamente alle sue inclinazioni sessuali, abbracciando la religione e dedicandosi completamente a moglie e figli. Astrid (Caroline Söderström), sua moglie, la sua più grande amica, vive un momento di grande dolore e sconforto. Mi ha commosso vederli così uniti di fronte alla malattia, e anche le parole di lei sul Dio che perdona tutte le forme d’amore sono state emozionanti. In un’epoca storica in cui l’omosessualità era ancora un tabù (da noi in Italia lo è tuttora) Gustaf rappresenta la sofferenza che deriva dalla non accettazione da parte della società. Avendolo accompagnato nel suo cammino tortuoso durante tutta la storia, quest’altra batosta mi ha dato inizialmente la sensazione di un colpo di grazia definitivo, e invece rappresenta fondamentalmente la celebrazione dell’amore puro e la nascita di un nuovo uomo consapevole di ciò che è e di ciò che vuole e meno spaventato dalla società.

Adam Lundgren e Mattias Nordqvist

Il destino di Nina, dal canto suo, ancora non perdona. Dopo aver lasciato Calle, è riuscita a portare avanti l’attività da sola, e il successo ottenuto le procurerà altri problemi. Non vede di buon occhio la relazione tra Christina e John, e così perderà di nuovo la figlia. Basta poco per affidarsi all’alcol. Gustaf dice una frase emblematica al fratello: “Sei tu che hai ereditato il carattere forte di nostra madre. Non io né Nina“. Adam, che si vede poco in questa stagione, è ancora la figura patriarcale legata ai soldi che abbiamo conosciuto, ma non è mai troppo tardi per cambiare. La sua decisione finale cambierà il destino di tutti e quella telefonata finale ci farà riappacificare definitivamente con lui. D’altra parte, per quanto tempo dei fratelli possono odiarsi e farsi del male?

Simone Coppo

I due personaggi secondari la cui vita cambia in meglio e in peggio sono Angelo e Bellan. Angelo, interpretato da Simone Coppo, attore talentuoso italiano fomatosi nel nostro paese e che ha vissuto questa splendida esperienza con la TV svedese (ha imparato lo svedese recitando), rappresenta il nostro popolo emigrante in cerca di fortuna altrove. Quello che oggi è soprattutto diventata una scelta, allora era una necessità. Con lui abbiamo conosciuto la realtà dell’emigrante sfruttato, povero in canna, solo, marchiato dai pregiudizi, ma finalmente ecco il riscatto: Angelo imprenditore padrone di tre pizzerie e in procinto di aprire una trattoria, Nostro. Immagino diventerà una famosissima catena in tutta la Scandinavia. Bellan (Rasmus Troedsson) era la figura integerrima che salvava dall’alcol Gustaf, che sapeva come risolvere i problemi nel ristorante, che insegnava il mestiere ad Angelo, su lui contavano tutti, era cresciuto con la famiglia Lowander. Non capisco come mai un uomo con una personalità del genere sia stato dipinto, nel finale, come fragile, codardo, dipendente del gioco e con i debiti fino al collo. Forse perché è rimasto solo per tutta la vita? Quel piccolo appartamento accogliente dove salvava le persone diventa la sua tomba psicologica, buia e fredda. Non ho apprezzato la scelta degli autori, è piuttosto angosciante.

Karin Franz Körlof e Josefin Neldén

Maggan (Josefin Neldén) dovrà dimettersi dal mondo della politica quando verrà beccata in un locale illegale, noto per la frequentazione di omosessuali. Non sarà facile andare avanti con le sue battaglie sociali, in compagnia del suo primo vero amore Lilly (Karin Franz Körlof), ma il carattere forte è sempre stata una sua dote, e il premio finale è la ricompensa per tutta la strada in salita fatta finora. Non si sa che fine faranno i personaggi nuovi di cui sopra, ci si chiede a cosa sia servito inserirli, forse per riempire spazi vuoti…

Per il resto, assisteremo come sempre alle riprese di una Stoccolma elegante, luce a volontà negli appartamenti, candele nei ristoranti, casette immerse nella natura, recitazione al top, fotografie che sembrano dipinti. Il gruppo Facebook dei fan svedesi è pieno di messaggi commossi, sono tutti contenti per la scelta del finale, considerano Var tid ar nu la miglior serie svedese di tutti i tempi. C’è addirittura chi scrive potenziali vite future dei protagonisti, e la stessa SVT pubblica post di ringraziamenti. Ieri ho visto anche un post in inglese di Simone Coppo, cercatelo, dice cose molto interessanti!

Charlie Gustafsson e Hedda Stiernstedt

Per il prossimo anno è prevista una quarta stagione, e vi chiederete come sia possibile visto che finora parlavamo della finalissima. Semplice: tra la prima e la seconda stagione c’è un vuoto di cinque anni. Non sappiamo, ad esempio, come sono tornati insieme Calle e Nina. Nel 1951 la famiglia Lowander si trasferisce al mare, mentre la cucina del Djurgård viene rinnovata: da lì gestiranno un ristorante estivo. In questo posto, scopriremo come è nata la relazione tra Helga e Stickan: l’apertura del ristorante estivo fa riaffiorare molti ricordi del passato. Ci sarà anche Adam, ma non vedremo Gustaf, coerentemente con la sceneggiatura, in quanto alla fine della prima stagione decide di interrompere i contatti con la famiglia e all’inizio della seconda stagione Helga dice di non vederlo da 5 anni. Ci toccherà comunque aspettare il Natale 2020 per vederlo. Non ci rimane che ringraziare SVT per la realizzazione di questa bella storia e… se non la conoscete ancora, cosa aspettate?

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