Ad Vitam e Mytho, l’ARTE francese che piace

Sorprende dirlo ma la fiction di fantascienza non è ad esclusivo appannaggio dell’industria USA. Anche l’Europa ha fornito il suo contributo al genere, in special modo la Francia. D’altra parte parliamo della patria di Jules Verne.

ARTE non è solita proporre prodotti di fantascienza, ci ha provato qualche anno fa con Trepalium con un risultato altalenante. Ad Vitam invece è un prodotto di altro calibro.

Ci troviamo in un futuro non troppo remoto in cui la vera quarta rivoluzione non è stata industriale ma biomedica: gli esseri umani sono in grado di rigenerarsi all’infinito diventando indirettamente immortali. La società di Ad Vitam è libera dalla morte ed il concetto stesso inizia a sbiadirsi nella ragione delle persone.

Ovviamente, in un mondo dove non si muore più per cause naturali, i giovani si trovano loro malgrado ad essere la classe sociale più emarginata. Anche chi legittimamente desidera una fine è relegato ai bassifondi della scala sociale. Questo incipit fornisce agli sceneggiatori il mezzo per poter evidenziare e criticare alcuni dei problemi sociali di oggi: emarginazione delle giovani generazioni, concezione utilitaristica, egotismo ed egocentrismo.

La storia, va detto, inizia in sordina. Le prime due puntate hanno un ritmo abbastanza sopito. E’ dalla terza puntata in poi che la sceneggiatura inizia a pungere chiudendo poi in un crescendo. La realizzazione visiva è un po’ troppo da manuale del genere, ma piacevole. C’è tutto l’armamentario: colori vapor, neon, arredamenti minimal, musiche synthwave…

Gli attori fanno degnamente la loro parte e la regia è precisa e pulita. Se per voi la fantascienza non è solo gioia visiva e sete di scoperta, la consiglio vivamente.

Molti si ricorderanno di “Un giorno di ordinaria follia”, film in cui Micheal Douglas interpreta un uomo frustrato dalla routine e dai molti problemi, che inizia un viaggio folle e violento. Mytho parte da questa premessa ma esplora l’argomento in maniera completamente differente.

Protagonista qui è una donna (una fantastica Marina Hands) che sentendosi trascurata dalla famiglia ed avvilita dalla vita di tutti i giorni comunica di avere una malattia, causando la disperazione del suo nucleo familiare. Da qui le cose prenderanno una piega inaspettata.

Mytho è una commedia, con tratti grotteschi e surreali che riesce a fornire un ritratto di donna nella società occidentale contemporanea. Ciò che più colpisce della protagonista Elvira è che non ha l’estrosità di Amelie né la super cultura della portinaia de “L’eleganza del riccio” eppure è a suo modo unica. Ed è intraprendendo un viaggio in se stessa che realizzerà alcune cose.

Gli attori sono tutti molto bravi e ottimamente diretti ma, chiaramente, la protagonista emerge su tutti gli altri. Menzione speciale per la scelta della location: il quartiere in cui è ambientata la serie richiama volutamente produzioni americane come American Beauty e Desperate Housewives.

Ancora una volta una soddisfacente serie ARTE che consiglio vivamente. Un’occhiata al sito di ARTE di tanto in tanto è vivamente consigliata, ci sono tanti contenuti di qualità, molti dei quali visibili gratuitamente.

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