In questo mondo di maschere la verità spaventa.

Per il primo appuntamento del mese di aprile due chicche britanniche ahimè poco conosciute.

La prima è THE ENFIELD HAUNTING (Mystery, Horror, Drama|Sky Living|2015|3 episodi) con Timothy Spall, Juliet Stevenson, Mattewh Macfadyen. In Italia è stata trasmessa da DeejayTV, i sottotitoli sono reperibili. Nel 1977, nel borgo londinese di Enfield, Peggy Hodgson è una donna divorziata che vive con i suoi quattro figli: la tredicenne Margaret, Janet, di undici anni, Johnny, di dieci anni, e Billy, di sette anni. Quando nella loro abitazione si iniziano a verificare strani fenomeni, si convincono che la loro casa sia infestata, rifugiandosi presso i vicini e allertando le autorità. In seguito, su suggerimento di un giornalista, la casa viene sottoposta a un’indagine dalla Society for Psychical Research.

.::Cosa ne penso::.

Una chiccha british a tinte horror: rigorosa nelle scenografie ed i costumi, realistica ed efficace; gli anni 70 e i fatti sono stati rappresentati in modo fedele. La serie riesce a tenerti incollato allo schermo e a farti prendere qualche spavento ma sempre con la raffinatezza inglese. Non è comunque solo un horror ma anche dramma sul dolore causato dalla perdita di una figlia e le conseguenze che questa perdita lasciano. Una delle cose che ho apprezzato è l’uso degli effetti speciali artigianali che donano realismo alle scene. Gli attori assolutamente perfetti Macfadyen e Spall sono una garanzia ma mi ha sorpreso molto Eleanor Worthington-Cox nel ruolo della piccola Janet. Visto il finale vi do un consiglio, se non sapete nulla di questo evento informatevi sul caso se volete saperne i dettagli, oppure guardatela senza sapere nulla lasciandovi travolgere e poi, magari, informatevi, in rete troverete miriadi si siti che ne parlano.

La seconda è CALL THE MIDWIFE (Period Drama|BBC|2012|9 stagioni ma rinnovata per altre 2) con Vanessa Redgrave, Jack Bayle, Cliff Parisi. In Italia sono disponibili solo le prime 5 stagioni; i sottotitoli sono reperibili. Basata sulle memorie di Jennifer Worth raccontate nel libro “Chiamate la levatrice”. Ambientata negli anni ’50 del XX secolo, la serie narra le vicende di alcune giovani donne che lavorano come levatrici nel convento Nonnatus House, situato nell’East End di Londra, un quartiere povero e degradato. Jennifer Lee, protagonista della serie, è la nuova arrivata del gruppo (composto da Chammy, Trixie e Cynthia), e sarà proprio lei a narrare le vicende in prima persona.

.::Cosa ne penso::.

La serie analizza con delicatezza ed intelligenza situazioni quali: “l’impatto della disabilità, gravidanza adolescenziale, rappresentazione intersessuale, malattia delle cellule falciformi, matrimoni misti, adozione, morte della culla e aborto”. Inoltre c’è la profondità psicologica di sogni, speranze, delusioni e tragedie ma anche gioie e piccoli o grandi traguardi. Ogni personaggio è curato e ben caratterizzato e alla fine ci sia affeziona a tutti, anche il ricambio è ben gestito. Può sembrare una serie buonista ma non lo è: racconta la verità e la speranza ma anche il femminismo per come dovrebbe essere. Una serie che in Italia è poco apprezzata ma che a mio parere merita di essere vista nonostante le stagioni possano sembrare tante.

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